Salute senza fretta

Il dato è di quelli che fanno discutere: una ricerca pubblicata dagli Annals of Internal Medicine afferma che, in occasione di ogni prima visita, i medici americani lasciano parlare i loro pazienti in media solo 18 secondi prima di interromperli con domande o diagnosi più o meno affrettate. Diagnosi magari corrette, ma che certamente non danno la possibilità al paziente di raccontare a fondo la sua patologia, la sua condizione. Di più, la sua storia. Perché di storia, in fondo, si tratta. Almeno così intende Giorgio Bert, medico, già docente universitario, responsabile dell’Istituto Change di Counselling sistemico di Torino, quando parla di “medicina narrativa”, un’idea di diagnosi e terapia fatta di ascolto e relazione con il paziente che, posto a suo agio, è così libero di descrivere la sua condizione patologica. Proprio dall’esperienza dell’Istituto Change e di Bert lo scorso giugno a Ferrara ha visto la luce un’iniziativa unica, nata con il significativo logo di Slow Medicine, non a caso imparentato con il movimento Slow Food di Carlo Petrini: «Di quel gruppo facevo parte anche io – spiega Bert – e ho così potuto vedere da vicino la rapida trasformazione di un’idea in un atteggiamento mentale e, via via, in quella che è oggi una potenza mondiale». Slow Medicine in fondo non si discosta molto dal concetto che anima l’iniziativa gastronomica votata alla riscoperta della naturalità e dei sapori autentici. L’idea portata avanti da Bert, insieme a un gruppo di altri quindici professionisti tra medici, direttori sanitari, psicologi e psicoterapeuti sotto l’egida dello stesso Istituto Change e di Siquas (Società italiana per la qualità nell’assistenza sanitaria), è infatti riassumibile in alcuni pilastri fondamentali, presentati in un manifesto illustrato a Ferrara. Un approccio che sembra voler riportare la medicina a una dimensione umana e più tradizionale, per certi versi. Controindicazioni? «Nessuna. Una medicina slow non implica né maggiore fatica né tempi di lavoro più lunghi: quello che cambia è l’atteggiamento mentale del medico e degli altri professionisti della cura. Slow Medicine si basa infatti sul concetto di cura sobria, rispettosa, giusta: la sobrietà prevede per definizione il miglior uso del tempo a disposizione, senza sprechi né frettolosità. Deve essere chiaro che secondo Slow Medicine la cura non coincide con la terapia ma comprende altri elementi egualmente importanti nell’agire medico quali l’ascolto, l’accoglienza, l’affiancamento nei momenti difficili e nel fine vita, l’informazione chiara ed esauriente, la patient education. Tutto ciò però non costituisce un maggior impegno per il medico: è parte integrante della sua professione».

L’articolo completo su Doctor, ottobre 2011

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