Pulito, naturalmente

Lo scorso febbraio sei sostanze chimiche dannose per la salute e per l’ambiente sono state messe al bando in tutta Europa. I prodotti per la pulizia della casa che li contengono dovranno essere ritirati dal mercato nel giro di massimo cinque anni. Dagli Usa invece è una ricerca a lanciare l’allarme: la rivista Environmental Health parla di un’incidenza maggiore di cancro al seno tra le donne che fanno uso massiccio di alcuni prodotti per la pulizia della casa. Il problema, spiegano gli esperti, è nel nostro approccio al problema dell’igiene in casa: «Il concetto di pulizia domestica degli italiani – faceva presente una ricerca condotta diversi anni fa dal periodico di Legambiente La nuova ecologia – coincide con quello proposto dalla pubblicità: pavimenti e superfici brillanti, puliti e splendenti. L’errore sta proprio qui: inculcare nell’immaginario l’idea dell’igiene assoluta che in realtà non è veritiera né necessaria». Un buon modo per tenersi alla larga dai pericoli delle sostanze chimiche di casa? Leggere le etichette. Ma anche affidarsi alle certificazioni. Da qualche anno si moltiplicano quelle autoimposte dai produttori. Un esempio? Il programma Charter per una pulizia sostenibile è un’iniziativa volontaria che impegna le aziende produttrici all’adozione di procedure per il miglioramento della sostenibilità dei loro prodotti, dalla produzione allo smaltimento. Riguarda l’intero ciclo di vita anche il marchio Ecolabel: il fiore con le stelle dell’Unione europea identifica prodotti di largo consumo rispettosi di requisiti ambientali indicati dalla Commissione europea. E poi alcuni sistemi recuperati dalle abitudini della nonna possono tornare utili. Prima di tutto, riscopriamo l’acqua calda: è perfettamente in grado di pulire piastrelle e marmi soprattutto se mescolata in parti uguali con alcool oppure con qualche cucchiaio di aceto e sale. Quello citato è uno dei suggerimenti proposti da Michael De Jong nella simpatica guida Lo zen e l’arte delle pulizie (Corbaccio), in cui si spiegano le virtù di questi rimedi naturali. Provare per credere. In alternativa ci sono i detergenti a base di tensioattivi naturali, ad esempio quelli di Officina Naturae. Questo produttore riminese, nato dall’esperienza di un gruppo d’acquisto solidale, porta avanti da qualche anno la sua battaglia. Nelle formulazioni solo materie prime di origine vegetale e un iter produttivo è a basso impatto: «Officina Naturae ha scelto di utilizzare tensioattivi non etossilati», si legge sul sito. Un’ultima opzione? I detergenti alla spina. Così si risparmia anche sull’involucro. A fare per primi la loro comparsa sono stati gli erogatori negli ipermercati di Roma, già tre anni fa. Perché i detersivi sfusi sono pratici, ecologici ma anche economici: consentono un risparmio del 30%. E su alcuni erogatori c’è persino un calcolatore del risparmio ambientale. I prezzi? Circa 90 centesimi al litro per il detersivo piatti e l’ammorbidente, 1,20 euro il bucato. E il contenitore costa sempre meno di un euro.

L’articolo completo su Bravacasa, luglio 2011

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