Dove nasce il BigMac

Lo sguardo della vicedirettrice sembra quello di chi crede in quello che fa. Sarà l’insistenza di un training che porta i dipendenti a fare del lavoro la propria religione oppure una genuina convinzione, certo è che la trentenne responsabile del McDonald’s della Galleria, a Milano, è sicura di quel che dice quando parla di qualità, pulizia e servizio, i tre concetti base del mondo degli archi dorati. L’occasione è quella offerta dall’Operazione cucine aperte. In pratica chiunque, prenotandosi, può fare un giro tra le piastre dove la carne (italiana) viene cotta, i magazzini di deposito e le celle frigorifere dove le scorte sono mantenute a temperatura controllata. Chi conosce questo mondo non rimane sbalordito, finito il tour, da quanto qui tutto sia minuziosamente prestabilito: dai grammi di cipolla per ogni BigMac ai novanta secondi di lavaggio mani obbligatori ogni ora. Con un occhio, immancabile, al tema della sostenibilità: pare che a breve (finalmente) anche McDonald’s farà la raccolta differenziata. Dopo l’autocelebrazione al limite dell’eccesso di McDonald’s Una storia italiana, volumetto scritto a quattro mani dal giornalista Rinaldo Gianola e dall’allora presidente di McDonald’s Development Italy Mario Resca e regalato in abbinamento a ogni menu qualche anno fa, la catena dei fast food più famosi al mondo prosegue nella sua campagna. Resta solo da capire se si tratta solo di un marketing impeccabile o di veri comportamenti virtuosi.

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