Senza respiro

C’è chi è costantemente nervoso e agitato e passa il tempo a mangiarsi le unghie. Chi di fronte a un imprevisto va in tilt. E chi, nei casi più gravi, sperimenta l’angoscia degli attacchi di panico. Provare paura è normale, ma per qualcuno è una vera malattia. Si chiama ansia. Uno dei suoi sintomi? Il senso di soffocamento, che porta gli ansiosi alle crisi più invalidanti. Oggi però una ricerca mostra la stretta correlazione fisiologica tra la sensibilità agli stimoli soffocatori e i vissuti di angoscia da separazione sperimentati durante l’infanzia. In altre parole, il “respiro corto” ha basi organiche. Lo chiariscono ricercatori dell’università San Raffaele di Milano e dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr di Roma, che illustrano questi meccanismi in un articolo pubblicato su PloS One. In pratica lo studio ha mostrato che nel sistema nervoso dei bambini che vivono esperienze traumatiche di distacco precoce dai genitori si instaura un meccanismo di moltiplicazione del segnale genetico che coordina le risposte fisiologiche allo stress. Un effetto che si manifesta in modo particolare nella fisiologia respiratoria. Non solo. Gli studiosi hanno potuto determinare che se l’esposizione all’ansia da separazione avviene in età molto precoce, l’alterazione respiratoria resta stabile almeno nella prima parte dell’età adulta. «Questo studio mostra per la prima volta che lo sviluppo di un organismo allevato in un ambiente ostile è associato ad alterazioni della risposta respiratoria – spiega Francesca D’Amato, una delle autrici dello studio –. Si tratta di un punto di partenza fondamentale per la ricerca preclinica su questa patologia».

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