Vedere attraverso il cemento

Blocchi o lastre di cemento, in tutto e per tutto analoghi al tradizionale materiale, ma trasparenti. L’innovazione viene dall’Ungheria dove, nel 2001, l’architetto Áron Losonczi, fondatore della Litracon, per primo mise a punto un sistema per realizzare mattoni in calcestruzzo in grado di far passare la luce da una parte all’altra restituendo immagini e colori in trasparenza. Da allora a oggi alcune aziende europee hanno proposto le loro versioni di quello che viene ormai (impropriamente) chiamato “cemento trasparente”. Un blocco o una lastra di questo materiale, più correttamente definito “traslucente”, è costituito da una combinazione calcestruzzo realizzato con cemento fine di elevata qualità e fibre ottiche di vetro (o in alcuni casi polimeriche) che, grazie al loro ridottissimo diametro, posate all’interno dello stampo a calcestruzzo ancora fresco si fondono nella mescola diventando tutt’uno con essa, così come normalmente avviene con gli aggregati e gli inserti. «In questo modo – spiega Losonczi – il risultato è costituito non da due materiali uniti tra loro ma da un terzo, omogeneo tanto nella sua struttura profonda quanto in superficie». Prodotto tendenzialmente molto costoso (le tecnologie di produzione sono complesse e in parte manuali), il cemento traslucente è impiegato prevalentemente nel campo dell’interior design: blocchi o lastre sono utilizzati per realizzare piccole partizioni decorative, elementi per hall di alberghi, banconi di bar e altro ancora. Ci ha pensato l’italiana Italcementi a rendere fattibile l’uso del materiale in impieghi estensivi. È quello che è successo nella realizzazione del padiglione italiano all’Expo di Shanghai, per il quale l’azienda bergamasca ha impiegato pannelli in traslucenti in calcestruzzo che ricoprono una superficie complessiva di 1887 mq, il 40% dell’intero involucro dell’edificio. La soluzione adottata? Molto più economica del cemento con fibre ottiche: il cemento traslucente italiano fa uso di inserti in materiale plastico selezionato opportunamente disposti.

L’articolo completo su Il Nuovo Cantiere, febbraio 2010

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